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BEATA TE… non ne posso più!
Vi hanno mai rivolto la frase “beata te”? A me spesso, spessissimo. Sinceramente non ne capisco il motivo, in realtà.
L’ultimo episodio, in ordine cronologico, proprio ieri mentre effettuavo il pre ricovero in ospedale per l’imminente parto: una futura bis mamma in dolce attesa per un’ora ha tentato invano di gestire un bambino di 5/6 anni, irrequieto ma soprattutto maleducato. Invano, perchè la mamma non è stata per nulla efficace: il bambino non la ascoltava, urlava, infastidiva le persone in attesa, non riconosceva assolutamente l’autorità della mamma che lo minacciava di telefonare al papà piuttosto che al nonno per un rimprovero e picchiando il bambino.
Un’ora terribile, mentre eravamo in attesa di fare la visita. La signora, ad un certo punto, si rivolge a me, che, vi assicuro, mi ero astenuta dal fare commenti e mi dice: “Beata te, tua figlia è un angelo, sei proprio fortunata!”
E no, non è così!
Giulia non ci è “caduta dal cielo” pronta e confezionata in un pacchetto, già cresciuta ed educata, assolutamente no.
Giulia ha un carattere forte, è ostinata, testarda, solare ma vivace e deve sempre avere l’ultima parola su tutto. Non è un carattere per nulla debole o remissivo.
Pertanto, non comprendo il “beata te” che spesso mi viene rivolto a riguardo: fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo, che apprendiamo solo giorno per giorno, sbagliando ed imparando, insieme ai nostri figli. Nessuno è perfetto, come ho scritto qualche giorno fa in questo post “Io sono una mamma perfetta”, ma ogni genitore fa il possibile per donare amore al proprio figlio ed essere un valido esempio.
L’errore è dietro angolo, poi il DNA di ogni bambino incide chiaramente. Ma non possiamo delegare l’educazione dei nostri figli alle agenzie educative (scuola, chiesa ecc.) e pretendere questo o quello, ma poi non essere capaci in prima persona di porre fine ad un capriccio di nostro figlio, alzando soltanto le mani o minacciando di telefonare a papà o con frasi tipo “Ora che torniamo a casa vedi, quando arriva papà poi ti rimprovera ecc.”.
BEATA TE… non ne posso più!
Analogamente, mi irrita il “beato te” di amiche che vivono all’estero o nel nord Italia, che mi “invidiano” il vivere nella mia città natale, vicino ai miei cari. Io ho scelto di tornare nella mia Lecce, ben consapevole dei pro e dei contro e di quello a cui avrei dovuto rinunciare a livello professionale. Ma è stata una mia personale decisione, meditata, sentita e voluta.
Purtroppo, ci sono tantissime persone che vorrebbero fare la stessa scelta ma non possono, perché hanno alcuni ostacoli oggettivi, ma tanti altri che potrebbero, chiaramente andando incontro a delle piccole rinunce e compromessi, perché è difficile avere tutto. Ma spesso non siamo pronti a fare questi sacrifici; quindi non comprendo il “beata te”, non lo accetto.
Noi spesso siamo il risultato delle nostre scelte, dei nostri comportamenti. Con un pizzico di fortuna.
Che ne pensate?
In questo outfit alla fine dell’ottavo mese indosso:
MAGLIA SOVRANO
CALZE 50DEN OROBLU
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